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Sabato 9 luglio - Cena e conferenza “Monte Cavallo dalla terra al cielo"
 
 
 
 
Sabato 9 luglio sarà con noi il Professor Serra con amici astrofili e speleologi.


Il programma prevede:
- dalle 19.30 cena in compagnia del Professor Serra e del suo team, a base di piatti tipici

- alle 21.30 conferenza pubblica dal titolo: “Monte Cavallo dalla terra al cielo", durante la quale si disquisirà e verranno mostrate alcune rocce, calchi paleontologici, ecc. che si possono trovare attorno al rifugio. A seguire verranno messi a disposizione dal Gruppo Astrofili di Persiceto, alcuni binocoli ed un telescopio, con i quali si potrà ammirare la volta celeste (pianeti, stelle, ammassi stellari, nebulose, ecc.).

Inoltre si potranno visionare alcune foto di graffiti che si possono osservare nelle rocce attorno al rifugio. Questi segni sulla roccia sono tracce, simboli, di un mondo antico.


A proposito di questo il 24 maggio scorso, purtroppo, al Rifugio Monte Cavallo è stato trafugato un sasso, ma non un sasso qualunque bensì un pezzo unico che riportava inciso un manufatto in selce, di epoca antica ma che, a causa dell'accaduto, non è stato possibile datare.

Il sasso-pesce, così denominato da alcuni studiosi che lo hanno potuto analizzare, fu trovato in mezzo ad altri sassi quando si stava costruendo il muro a secco di contenimento, intorno al Rifugio.

Quando fu notato dai gestori, il sasso venne prontamente coperto da fiori e piante per evitare che potesse dare nell'occhio e venne chiamato un team di esperti speleologi ed archeologi universitari per farlo analizzare. Nessuno sapeva del sasso, questo per tutelarlo, era momentaneamente in custodia al Rifugio, nell'attesa degli esiti delle analisi. Al momento del ricevimento di queste ultime sarebbe stato consegnato alla Sovrintendenza che avrebbe deciso il da farsi.

I tecnici che nell'ottobre scorso hanno effettuato uno studio della pietra, prelevarono parte dei sedimenti che nel tempo si erano depositati nel solco del disegno. Questi sedimenti però, dopo lunghe analisi sono risultati insufficienti per una datazione vera e propria del manufatto e per questo il Professor Serra si era impegnato a tornare per prelevare ulteriori campioni che avrebbero permesso di effettuare un esame con il Carbonio14. Ma purtroppo il 24 maggio di quest'anno, qualcuno si è appropriato indebitamente del reperto rendendo questa operazione impossibile.

Dalle analisi iniziali è emerso che il sasso-pesce fu inciso con una punta di selce e probabilmente poteva risalire all'epoca preistorica. Ad avvalorare questa ipotesi un sedimento di ben 1,5 cm lungo l'incisione.

 
 
 
 
 
 
 
Il Rifugio di Monte Cavallo nell'Alta Via dei Parchi

  
Sample Image


Il Rifugio di Monte Cavallo è una delle 27 tappe ufficiali dell'Alta Via dei Parchi.
Un percorso che parte da Berceto, nei pressi del Passo della Cisa e arriva fino alla rupe della Verna, protesa sul Casentino per poi raggiungere l’eremo sul Monte Carpegna. Un itinerario di 500 chilometri lungo l’Appennino fra l’Emilia-Romagna, la Toscana e le Marche che unisce due Parchi nazionali, cinque regionali e uno interregionale riassumendo in sé il meglio che le montagne appenniniche sanno offrire.
 
Nell’ordine si incontrano: il Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano esteso dal Parmense a gran parte dell’alta montagna reggiana; il Parco regionale delle Valli del Cedra e del Parma, comprendente parte delle omonime valli e compenetrato al precedente; il Parco regionale dell’Alto Appennino Modenese e il Parco regionale del Corno alle Scale che abbracciano il settore orientale del crinale emiliano. Nella media montagna bolognese troviamo il Parco regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone, mentre il Parco regionale della Vena del Gesso romagnola tutela uno straordinario affioramento di rocce gessose.
Infine il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna avvolge il crinale tosco romagnolo con un ininterrotto mantello di foreste, mentre il Parco interregionale del Sasso Simone e Simoncello tutela ambienti di pregio fra i quali spicca una delle cerrete più estese d’Europa.
 
Circhi glaciali, laghi immersi nello splendore delle praterie d’alta quota, sterminate foreste e limpidi torrenti, rupi vulcaniche e falesie di gesso: non solo l’Alta Via consente un approccio diretto con i diversi ambienti che compongono il variegato paesaggio appenninico, ma permette di farlo nel modo più semplice con la serena lentezza del camminare.
 
Alla ricchezza degli aspetti naturalistici e ambientali fa riscontro una vasta stratificazione di segni lasciati dai secoli: antiche strade e ponti a schiena d’asino, toponimi arcaici, monasteri, abbazie ed eremi; ma anche le umili tracce lasciate nei secoli dalla vita contadina nel duro ambiente montano: ruderi di case e di stalle, ricoveri per boscaioli e pastori, piazzole carbonili, castagneti secolari e resti di terrazzamenti.
 
Tutto questo concorre a “fare” l’Appennino di oggi, che osserviamo in un momento storico assai particolare. L’economia montana tradizionale, che per secoli ha esercitato una pressione fortissima sull’ambiente, è scomparsa nell’arco di un paio di generazioni, lasciando vastissime zone disabitate e libere di seguire la naturale evoluzione verso forme ambientali più mature e complesse.
 
Nel contempo la creazione di un’ampia rete di aree protette ha contribuito a favorire e a guidare questo processo, interpretando concretamente la moderna sensibilità verso le tematiche ambientali.